Chatila

Oggi siamo a Chatila, campo palestinese alla periferia sud di Beirut. È per tutti noi la prima volta con i palestinesi.
La scuola è situata al termine di un vicolo strettissimo, il cui cielo è coperto da una costellazione di fili elettrici fluttuanti e il cui selciato è una fanghiglia che assomiglia ad un pantano. Al termine di questo viottolo entriamo in una scuola, annunciata da qualche murales colorato che tenta di dare energia e luce a questo posto buio. Subito mi colpisce che non c’è nessuna possibilità di luce naturale all’interno della struttura. Finestre piccolissime che si affacciano su vicoli con edifici altissimi, ove non filtra neanche l’aria… se non fosse per l’elettrificazione qui non si potrebbe vivere!
Dopo circa due ore di visite, ci informano della presenza di collaboratori italiani in questo momento operanti nei campi, cooperanti di “Un ponte per…” in missione di pace: Giulia e Jacopo, che saranno nei giorni a seguire i nostri primi mediatori culturali, figura fondamentale per il nostro lavoro.
Maria Luisa visita circa 25 bambini ed io circa una decina. Al termine Maria Luisa pratica un esame audiometrico su un bimbo, Arafat, che le maestre ci avevano segnalato come poco attento. Sicuramente ipoudente. Dovrà fare ulteriori accertamenti e forse correggere con protesi il prima possibile.
Mentre carichiamo nuovamente i pacchi nel bagagliaio penso: fosse anche solo per questa visita audiometrica, la nostra presenza qui, oggi, in questa scuola del vicolo buio, è stata più che giustificata.