El Faour

Il fatto che anche Lina oggi viene con noi non ci risparmia la partenza di primo mattino. Appuntamento con Wissam alle 7, direzione Beeka.
Arriviamo direttamente nel campo di El Faour perché Lina ormai è una maestra e può insegnare agilmente la strada. Il nostro arrivo è stato annunciato ed i saluti affettuosi che le vengono rivolti sono molti e colmi di nostalgia. Comprendo da questo cerimoniale quanto la sua figura sia mancata negli ultimi mesi. Lei ha rappresentato il raccordo tra Beirut, le farmacie e le medicine e la Bekaa. Nel 2017 per motivi personali la sua motivazione è venuta meno, e ciò l’ha allontanata dall’empatia con queste persone. È assolutamente comprensibile: quando si hanno più fronti da affrontare, si abbandona quello più gravoso per non essere stritolati.
Oggi lei è nuovamente qui con noi, con la sua energia travolgente e contagiosa, ma è attaccata allo smartphone, distratta continuamente e i suoi pensieri sono altrove. Confesso che questo suo essere presente/assente finisce presto per infastidirmi perché lungi dall’essere d’aiuto spesso crea disordine.
C’è una gran confusione all’interno del piccolo container, tanto che ad un certo punto Maria Luisa sbotta, perché non si capisce più nulla. I suoi casi sono numerosi e qualche volta complicati; viene richiesta concentrazione soprattutto nella scelta della dose giusta di antibiotico. Il periodo in cui stiamo visitando (tardo inverno/primavera) ci mostra tutte le patologie derivanti dal freddo a cui sono sottoposti questi bimbi negli insediamenti su tende e nel suo caso le tonsilliti croniche sono numerosissime.
Il grido di Maria Luisa, assolutamente inatteso, dopo un iniziale shock che ripristina l’attenzione, ben presto viene dimenticato e il casino generale si rimpadronisce dell’ambiente.
Intorno a me si avvicendano maestri vari che parlano un po’ di inglese che comunque mi consentono di lavorare e ai quali va la mia gratitudine.
Verso le 12,30 finiamo il turno di mattina e le nostre visite nella scuola di El Faour, insediamento più povero fra i poveri.
Io conto solo 15 visite. È un miracolo, mi dico! Qui in passato i pidocchi non si contavano e la scabbia la faceva da padrona.
Puntuale per le 12.30 come le era stato chiesto, si presenta Abir, una giovane bellissima donna siriana, vedova e madre di tre figli. Abbiamo necessità di intervistare qualcuno per il piccolo video che vogliamo produrre al rientro e lei mi sembra la persona più adatta. Maria Luisa si attiva col cellulare e Lina pone le domande in arabo e appunta le risposte in inglese su un foglio. Non ho purtroppo il tempo di rivedere questa intervista ma certamente mi dedicherò al rientro a coglierne l’essenza.
Dopo uno spuntino al volo, eccoci: verso le 14.30 raggiungiamo l’istituto per orfani al confine con la Siria di Dar El Hanan. È un grande collegio in muratura, finalmente, dove si respira aria di pulito e dove anche Maria Luisa sembra finalmente rilassarsi. Siamo qui principalmente per portare farmaci ad un giovane con molluschi contagiosi del pene. Ho visto delle foto inviatemi su whatsapp e ritengo un dovere cercare di risolvere il suo problema. Quando lo vedo mi rendo conto che questo dodicenne presenta anche un altro scoglio, di ben più difficile soluzione: una elefantiasi del prepuzio in sede di circoncisione. Non ho mai visto in tanti anni di professione una patologia simile. Sicuramente non posso essere io a risolvere questo problema che è di competenza chirurgica. Ciò che posso fare è chiedere aiuto e lo farò con certezza.
Circa 9 visite per me e una quindicina per Maria Luisa in questo posto pulito, non polveroso che quasi ci dispiace dover lasciare. Ci viene facile osservare quanto sia meno oneroso visitare in buone condizioni di igiene ambientale e non nelle situazioni estreme dei campi che spesso ci hanno messo a dura prova di pazienza. Con questa esperienza dagli orfani si conclude per questa volta la parte operativa che ci siamo prefissati.