Giorno 1: la partenza

Eccoci di nuovo in aereo, per iniziare questa missione tanto attesa. Saremmo dovuti partire in ottobre, ma lo scoppio delle proteste in Libano a partire dal 17 ottobre ci hanno costretto a rimandare la partenza di circa un mese.

Accade dunque che partiamo oggi, con una squadra diversa e rimaneggiata nella sua composizione. Il gruppo attuale è composto da sei persone e si è formato recuperando tre di noi già in partenza ad ottobre: Kamal (oculista), Teresa (assistente sociale) ed io che scrivo(dermatologa) a cui si sono unite Nunzia (internista), Chiara (mediatrice culturale) e Maria Luisa, la nostra otorinolaringoiatra, incidentata a settembre di frattura alla clavicola ed attualmente ancora col tutore (che gran coraggio ha avuto a scegliere di essere con noi, nelle condizioni in cui si trova!)

All’aeroporto ci attende Ibrahim, il nostro autista di fiducia, con un pulmino da 12 posti che abbiamo affittato per i 10 giorni di questa missione.

Partire in un periodo come questo, pieno di incertezze politiche nel Paese ed in una situazione che può esplodere da un momento all’altro, potrebbe essere stata una scelta poco saggia.

Il Libano è un paese armato, dove tutti possiedono armi e non hanno paura di usarle. Gran parte della popolazione ha ancora memoria della recente guerra civile che ha ridotto in macerie il Paese. La ricostruzione è durata anni e, benché oggi alcuni quartieri di Beirut non hanno nulla da invidiare alle moderne e ricche città occidentali, l’aria che si respira è di pace sospesa, pronta a dissolversi con un pretesto qualsiasi. Sembra sempre di doversi proteggere le spalle da un nemico invisibile e palpabile allo stesso tempo.

Ma sono tanti, troppi i motivi che mi hanno spinto a non rimandare oltre la partenza, tra cui la prosecuzione dell’iter per il riconoscimento sul territorio libanese, passaggio inderogabile per avere maggiori diritti e ampliare il nostro raggio di azione umanitaria, nonché della necessità di distribuire i numerosi farmaci in scadenza da destinare a chi ne può avere ancora bisogno.

In questa missione, con il sostegno dei Padri maroniti di Roma, lavoreremo a nord del Libano, nella regione dell’Akkar.