Giorno 8 – Wavel

Questo giorno dedicato al campo palestinese di Wavel, situato nella zona di Baalbek. E’ una tappa che ritengo essenziale in questa missione perché la scorsa volta, per motivi di sicurezza, siamo dovuti andar via senza concludere nulla poco dopo il nostro arrivo per via di una sparatoria avvenuta non molto lontano da dove ci trovavamo.
Questa volta, quindi, mi è sembrato necessario giungere fin qui per completare ciò che non è stato possibile concludere a giugno.
Al nostro arrivo ci scambiamo saluti affettuosi con Aziza, la responsabile del campo, e ci sistemiamo in tre stanze diverse, arredate con scrivanie e comode sedie e con stufe funzionanti.

Fa buio presto in inverno e la prudenza vuole che si affronti la strada del ritorno, circa 60 km, in condizioni di buona illuminazione. Lasciamo quindi la scuola che ci ha ospitato, dopo aver condiviso uno pasto veloce offerto da Aziza. Non ho fatto in tempo a compiacermi per il lavoro svolto, dove ognuno ha fatto più di 30 visite e nell’insieme oltre cento, né per la puntualità con cui siamo riusciti a ripartire, che improvvisamente il pulmino si ferma. Inizialmente sembra si tratti della batteria, ma non riparte neanche con l’aiuto di un meccanico che, situato nella carreggiata opposta, ci porta i morsetti per collegare la batteria. Niente da fare: si tratta del motorino di avviamento. La cosa si complica e una sorta di timore aleggia su noi tutti, soprattutto in vista del buio imminente. Poi il garzone del meccanico, un quattordicenne, si sbraccia, comincia a maneggiare il motore, smonta il pezzo, e riesce a ripararlo in poco tempo. Riprendiamo, sollevati, la strada per il monastero.